Una nave dal design quasi avveniristico per il posto dove mi trovo, bassa, lunga, stretta e con terrazzino panoramico in coda.
Scivola sull’acqua come una supposta imburrata e ha persino l’aria condizionata!
Direi che per 210.000 Dong (grossomodo €8,50) non è affatto un brutto rientro sulla terra ferma.
Dopo circa 3 ore di traversata si arriva ad Ha Tien, gaia e ridente città di confine e ad attenderci al molo, come sempre, un orda di famelici “mottobaik-mottobaik” che non aspettano nemmeno che sia sceso dal traghetto per abbordarmi e rintontirmi con le loro petulanti richieste.
Nel giro di 3 nano secondi sono accerchiato.
Mani sconosciute iniziano ad afferrarmi e strattonarmi da tutte le parti, l’aria si satura di “where you go?, where you go?” e “mottobaik, mottobaik”, incessanti richieste che pretendono una sola risposta affermativa e ignorano tutto il resto.
Cazzo, sono come la piaga delle cavallette e io sono l’Egitto!
Provo di mantenere la calma, in fondo fanno solo il loro lavoro penso dentro di me.
Conto:
1,
2,
3...
Il problema è che io non sono esattamente come Buddah o Ghandi!
In quell’esatto momento ho pensato solo ad una cosa, NAPALM!
Caldo, denso liquido rossastro...
Esplodo.
Inizio a farmi strada in quel mare di materiale genetico umano scostandoli con forza e cercando di ignorarli, punto una direzione e via.
Esco dal molo, esco dal porto, imbocco la prima strada che trovo e mi incammino con passo sostenuto verso il primo hotel.
Senza fermarmi dò una fugace occhiata per vedere la situazione che mi sono lasciato alle spalle.
Sono ancora tutti la, sul molo, all’assalto degli altri turisti... tutti... quasi tutti, un manipolo si è ricongiunto alla propria controparte meccanica, (in quanto il vietnamita senza “mottobaik” è solo un “mezzo vietnamita”), ed è partito al mio inseguimento.
Come un branco di lupi che fiutano la preda si tengono a dovuta distanza e ad ogni mia indecisione su che strada prendere partono all’assalto, affiancandomi e richiedendomi, sorridendo come se fosse la prima volta: “mottobaik?”, “where you go?”.
Dire che ti portano all’esasperazione è poco, allungo il passo e finalmente trovo un hotel dal rapporto qualità/prezzo più che soddisfacente (Hotel Dong Tam €8 a notte), ok è un pò fuori dal mio standard ma è solo per gli ultimi giorni del Vietnam.
Ha Tien come ogni città di confine è un continuo viavai di persone, la quasi totalità dei negozi sono dei piccoli supermarket con generi che spaziano dal cibo ai detersivi alle ruote per macchine e moto, radiatori, frutta e verdura... paradossalmente è più facile trovare un dentifricio o “mastrolindo lava pavimenti” che un tozzo di pane ma a parte questa inezia basta perdere un po di tempo a cercare e si può trovare quasi tutto.

Mezzi semplici, rudimentali ma efficaci.

Ecco la tecnica vietnamita di essiccazione dei gamberetti!

Lungo uno dei tanti canali nel delta del Mekong.

Tipica conformazione di una casa vietnamita:
piano superiore abitazione, piano inferiore negozio.

Tutto normale, siamo al confine...
A torto si potrebbe pensare che essendo al confine con la Cambogia, Ha Tien non abbia nessuna attrattiva e sia solo una città di transito, invece è considerata dai vietnamiti una perfetta località dove trascorrere un fine settimana al mare, con complessi balneari lungo la costa ed un monte sacro proprio a qualche chilometro prima del confine da cui, dopo una breve scalata, si può avere uno sguardo sull’immensa pianura cambogiana.
Più vicina alla città, anzi esattamente sull’altro lato del fiume che divide Ha Tien sorge una collina sacra dove dalla sua sommità un complesso buddista domina l’intera zona portuale e del mercato.
Purtroppo raggiungere il tempio è un affare alquanto complicato e labirintico se poi si aggiunge il fatto che l’accesso è possibile solo ai monaci verrebbe subito da rinunciare, ma vale comunque la pena provare per arrivare ai piedi di un piccolo tempio da cui si può godere di un ottimo tramonto sulla città.
Più vicina alla città, anzi esattamente sull’altro lato del fiume che divide Ha Tien sorge una collina sacra dove dalla sua sommità un complesso buddista domina l’intera zona portuale e del mercato.
Purtroppo raggiungere il tempio è un affare alquanto complicato e labirintico se poi si aggiunge il fatto che l’accesso è possibile solo ai monaci verrebbe subito da rinunciare, ma vale comunque la pena provare per arrivare ai piedi di un piccolo tempio da cui si può godere di un ottimo tramonto sulla città.

L'ingresso nella montagna sacra...

... uno sguardo sul panorama cambogiano.

La Rimini/Riccione del Vietnam.

L'inaccessibile tempio buddista.

Buddha sotto vetro.

Il tramonto sul fiume.
I tipici passaggi di confine con la Cambogia riportati di solito sulle guide sono Can Tho e Chau Doc, Ha Tien viene spesso non menzionata o sconsigliata in quanto fino al Novembre del 2008 la dogana non permetteva il transito dei turisti, ma come ho avuto modo di provare personalmente, adesso le cose sono cambiate e quindi si possono risparmiare tempo e soldi di un ipotetico bus e pernottamento in una delle altre due città attraversando direttamente da qui, basta noleggiare uno dei tanti "mottobaik" per arrivare al confine e poi, una volta in Cambogia prendere un altro "mottobaik" o un ben più avventuroso e confortevole Tuk Tuk.
Ah, un ultima cosa, il servizio di moto-taxi da Ha Tien a Kep non vale più di 120.000 Dong (poco meno di €5), quindi contrattare è d'obbligo.

2 commenti:
we...non ti leggo da più di un mese ma vedo che barboneggi ancora in quel del Vietnam...o è la mia nuova connessione internet che è troppo lenta...
Io nel frattempo mi sono trasferita a Roma, ma se gli spiedini di cavallette valgono l'incastro trovati un lavoro, così mi ospiti quando mi trasferisco da quelle parti...
E fai il bravo...
K
Ehilà! Sembra tutto divertentissimo! Qual'è la prossima tappa?
Posta un commento