lunedì 26 gennaio 2009

Come discendere dalle cascate con le vele spiegate

Lasciato Nha Trang e il passato alle spalle proseguo verso ancora una volta verso l’entro terra, puntando dritto dritto verso Da Lat.
Da Lat è una splendida città di montagna e se la giornata fosse stata soleggiata mi sarei anche gustato meglio il viaggio ma sfiga vuole che minacciasse di piovere da un momento all’altro.
Arrivare a Da Lat non è poi una tutta una passeggiata, lasciando la “superstrada” (che di super a solo il nome), la dimensione della corsia inizia a restringersi e l’asphalto si fa sempre più simile ad un groviera ricco di buchi.
Gli autobus sfrecciano a folli velocità strombazzando ogni metro per ottenere strada e frenano di colpo quando intravedono un posto di blocco della polizia locale.
Ovviamente fermano me e non loro ma con una faccia di bronzo e stordendoli con un mix di italo-inglese capiscono che farmi una contravvenzione è come insegnare algebra ai polli e sopratutto nessuno l’avrebbe mai pagata, quindi ci lasciamo con una stretta di mano e un sorriso a 64 denti.
Oltre a questi imprevisti, la strada inizia ad inerpicarsi su per la montagna con una pendenza alquanto bizzarra, tanto da lasciare far venire la lingua lunga anche alla motoretta, (e per fortuna che mi avevano assicurato che le “Minsk” scalano anche gli alberi).

Meglio non farla stancare troppo...

Asphalto, sterrato, voragini e ancora strade in costruzione mi separano dalla mia meta ma almeno il panorama alza il morale e lo spirito.
Sulla sinistra c'è un bellissimo laghetto artificiale, 
spero che per fare la diga non abbiano chiamato 
gli stessi geometri/ingegneri del Vajont.

Campi di caffè, bamboo e chissà che altro.

Arrivo finalmente a destinazione e come al solito l’ora seguente è un perdersi tra la città alla ricerca di una sistemazione per la notte.

Il centro del mondo di Da Lat.

La città non è poi così male se non fosse tutta una salita e una discesa.

Come sorta attorno alla bocca di un vulcano 
la città è cresciuta sulle sponde di questo lago tra i monti.

Le bancarelle dei venditori ambulanti si radunano ad ogni 
ora per offrire a turisti e non cibo e souvenir.

Il natale è appena passato ma nessuno se ne è accorto.

Tipico vietnamita a cui chiedere informazioni, 
ovviamente non sapendo l'inglese vi dirà sempre di si.

Da Lat, meta turistica di molti vietnamiti è conosciuta 
per il suo clima montano e per le sue cascate, 
quindi dopo essermi vissuto sulla pelle il 
clima vado alla scoperta delle cascate.

Non sarà "l'Angel Falls" del Venezuela ma fa comunque il suo effetto.

Dopo un po che si gira si rivedono sempre (o quasi) 
le solite facce e quindi vengo a sapere che c'è un passaggio... 
non troppo nascosto che conduce oltre le cascate, 
ma lo si può prendere solo se non si è scelto 
di partecipare a qualche tour organizzato, 
in quanto questi loschi figuri non vi faranno mai 
inoltrare nella foresta per i fatti vostri.
Quale occasione migliore per farsi una tranquilla passeggiata.

La cascata di prima da un inusuale punto di vista.

Si prosegue a camminare per una ventina di minuti, 
seguendo un sentiero a volte battuto, a volte nemmeno accennato.
Ma poco conta l'importante è seguire il corso del fiume.

Ormai la pioggia mi fa na pippa.

Dopo qualche salto tra una roccia e l'altra, 
una mezza scalata che "Manolo" si vergognerebbe 
di chiamarla tale ma io mica faccio lo scalatore di professione, 
si arriva al punto di non ritorno 
dove ci accoglie un'altra cascata.

Qui è dove l'acqua si incanala e si snoda in 
una "esse" alquanto difficile da immortalare a 
meno che non sappiate volare.

Da qui o si va avanti o si torna in dietro.
Dò la colpa alla pioggia e decido per la via del ritorno.

Per chiunque si trovi da quelle parti riporto 
l'immagine dell'accesso al sentiero che porta oltre la cascata.
La via è sulla sinistra.

Ovviamente la foto di rito è, appunto un rito e quindi va fatta.

Ok, ne ho abbastanza del freddo, lascio Da Lat e mi 
preparo per affrontare per l'ultima volta le montagne vietnamite.
Direzione Sud, Phan Thiet.

Per arrivare a Mui Ne le strade sono due: o si torna verso Nha Trang e si riprende la Highway 1A direzione Phan Thiet o si va direttamente verso Phan Thiet attraversando i monti.
Siccome non amo tornare sui miei passi la scelta ricade obbligatoriamente sull’attraversamento dei monti sino a Phan Thiet, un vero e proprio tuffo tra foreste e villaggi rurali, con tanto di acquazzone estivo.

Magari tutta la strada fosse così, 
ben presto mi ritroverò a zigzagare gli altopiani 
tra piantagioni di caffè e foreste di bamboo, 
seguendo delle bellissime strade 
a metà tra lo sterrato e... lo STERRATO.

Al momento mi godo la vista, poi quel che sarà sarà.

E io che speravo di evitare di lavarmi almeno oggi...

Phan Thiet 50Km.
Perfetto, ho tutto il tempo di asciugarmi alla calda brezza che spira dal mare.
Dopo aver fatto anche benzina posso finalmente: perdermi per la città, investire un pollo in una stradina lungo la costa, girare svariate volte per il porto, provocare un incidente (in fin dei conti non è colpa mia, io avevo il verde e lui non ha rispettato la precedenza invadendomi la corsia e se poi frena con la ruota anteriore sulla sabbia..... beh sono cazzi suoi se si spalma sul selciato) ed alla fine capisco che a Phan Thiet non ci sta proprio un bel niente.
Nemmeno i cartelli per Mui Ne!
Non mi do per vinto e battezzando una direzione (all’incirca verso Est) seguo la costa e dopo una ventina di minuti leggo la confortante scritta Mui Ne.
Meno male, iniziava anche a fare buio.

Che dire di Mui Ne se non che è un posto 
perfetto per rilassarsi e perdere il conto del 
tempo, anche grazie ai vari amici fatti lungo 
la strada e che inevitabilmente si ritroveranno 
quasi tutti in questo angolo di costa.
Ovviamente è un posto perfetto anche per farsene di nuovi.

Prima vista al porto di Mui Ne.

La particolarità i questa città è il fatto di avere 
un mare molto bello e delle dune Sahariane appena nell'entroterra.

Dune rosse o dune gialle?
Non c'è che l'imbarazzo della scelta.

Mui Ne dalla vetta di una delle sue dune.

Ah, quasi dimenticavo, a Mui Ne c'è anche di più di mare e dune.
Se siete amanti del Kite Surfing questa è la vostra destinazione.
Ve lo giuro sul PAGURO!

Ok oggi la giornata non è il massimo ma il vento 
non manca e quindi l'esercito del Kait 
prende possesso della spiaggia intera.

A Mui Ne la vita è davvero facile, 
costosi resort sul lungo mare, 
una strada che corre lungo la costa 
e dall'altro lato mini hotel e guesthouse 
dal prezzo abbordabile.
Per tuffarsi in spiaggia basta attraversare 
la strada e attraversare il resort di turno et-voilà.

Palme a go-go.

Giovine vietnamita alla fermata dell'autobus.

Questo è il tradizionale vestito che usano un sacco di ragazze a scuola.
A volte hanno anche una specie di divisa da finte marinarette.

Una partita a begemmon con Chris & Chris, 
"the Kiwi and the Cangaroo" per gli amici.

Rise and Shine!

Uno dei tanti vietnamiti texani.

Questa spiaggia è diversa da quella in cui si affacciano i vari resort, 
uno perchè è dall'altra parte della città, 
due perchè quì!, solo gli scafati del Kite Surfing possono Kite-Surfare.
NO NIUBBI ALLOWED!
RAUS.




Essendo una spiaggia per gente-che-sa-quello-che-fa, 
o per lo meno lo si presume, 
per noi mortali natanti il rischio di ritrovarci 
con una tavola incastrata tra i denti o 
con una molle vela che ti abbraccia e ti 
strangola in mezzo al mare è drasticamente ridotto.
 
Anche Babbo Natale ama sollazzarsi su queste spiagge.

Un'altra dura giornata di fantacazzeggio giunge al termine.

I pescatori rientrano in porto o tornano al mare???
Non ho mai capito il loro orario di lavoro...

... e persino i "mottobaik-mottobaik" non 
ti stressano chiedendoti dove vuoi andare.



E quindi tempo di radunare i vari dispersi.
Oggi si è optato per l'indiano.
Buon appetito!

Ora apro una parentesi.
Non tutti i ristoranti a Mui Ne hanno un servizio non dico eccellente ma almeno decente, generalizzando in tutto il Vietnam il servizio è alquanto scadente e io non ho standard da le 1000 e una notte ma se ti indico sul tuo cazzo di menù (puntandoci sopra il dito) un piatto e tu mi fai dei ripetuti cenni di assenso, quanto meno mi aspetto che questo prima o poi arrivi.
Invece no!
Aspetti rassegnato e quando alla fine (dopo una media di 20 minuti) il cameriere in costume da bagno e sigaretta in bocca ti porta il piatto e questo è pure sbagliato penso che ogni essere umano si senta in permesso di incazzarsi leggermente.
In tal senso posso dire che anche un fottuto macaco potrebbe servire ai tavoli meglio dei vietnamiti e se non credete che questo sia possibile date un'occhiata QUI!

Ed ora la menzione speciale alla motoretta 
che mi ha trasportato per più di un mese 
e mezzo attraverso tutto il Vietnam.
Purtroppo è giunto il momento di separarci 
e di concludere il nostro viaggio.
Alla fine un po mi ci sono affezionato 
e quindi anzi che rivenderla al 
primo alcolizzato-truffatore che mi si è presentato 
ho deciso di regalarla a qualcuno che 
ne avrebbe avuto realmente bisogno.
Buon'avventura motoretta!

1 commenti:

Silvia ha detto...

ma sembra proprio la Fufu quel gatto........